Torno a riempire di pensieri aciducoli questo mio trascurato blog.
So di poter accusare il vulcano islandese per avermi tenuto a lungo in Italia (sarei ipocrita a scrivere "controvoglia"), la tripletta dell'Inter e un lungo stressante periodo tra casa vecchia, lavoro nuovo, casa nuova, trasloco e altre cose che non svelerò.
Ma mi piace scrivere ed informare i miei pochi ma cari lettori delle stranezze di questo paese e di questo popolo.
L'ultima trovata che mi fa cadere il mento è quella che ci sono state delle "notti tropicali".
Io sto tutto l'anno a sognare le cenette estive al chiaro di luna in un porticciolo greco. Tutto l'anno aspetto il giorno in cui posso uscire di casa senza dover per forza avere qualche altro vestito addosso oltre la maglietta. Improvvisamente arriva anche in Svezia qualche simpatica giornata paragonabile alle nostre tarde primavere padane. E cosa mi trovo sui giornali?
Notte tropicale!! Non sto scherzando, le chiamano notti tropicali! Alché armato di santa pazienza (ce ne vuole tanta con me stesso) scrivo a quei personaggi strani dell' SMHI (Istituto meteorologico svedese) chiedendo argutamente spiegazioni!
Ué io ho vissuto 27 anni in Italia e non ho mai vissuto una notte tropicale e mo che sono in Svezia appena non c'è bisogno di vestirsi mi dici che c'é una notte tropicale?
Secondo uno standard completamente locale (cioé se la inventano da soli!!) si dice notte tropicale quando la temperatura durante le notte non scende sotto i 20 gradi.
Già digerisco con fatica il fatto che si possa chiamare notte un periodo dove comunque la forte luminosità ti permette di vedere a kilometri di distanza. Ma ok cronologicamente è notte. Ma tropicale mi sembra davvero fuori LUOGO.
Io ho chiesto a questo signore se non sarebbe meglio chiamarla per es. serata di primavera europea. Ma non mi ha più risposto.
Peccato perché volevo chiedere perché SMHI non usi ulteriori parametri (chessò temperatura media durante la notte, la mediana, l'umidità nell'aria, qualche percentile statistico in più non farebbe male alla precisione) prima di sbilanciarsi a definire una tale notte come tropicale.
Ma niente, per gli svedesi (e per fortuna solo per loro), basta che non si scenda sotto i 20 gradi.
Per cui amiche e amici, se volete provare un'emozione tropicale, ma vi mancano i soldini per le Maldive e il Madagascar, prendete un aereo low cost da Orio a Göteborg City Airport, verso agosto perché con buona probabilità ce ne sarà una qui sulla bella costa del Bohuslän. Se non sono scappato verso mari più caldi vi ospito volentieri nella casetta nuova. E vi consiglio comunque di portarvi una giacchetta e pantaloni lunghi....
mercoledì 7 luglio 2010
martedì 2 marzo 2010
La scoperta dell'acqua fredda
L'ultima grande scoperta della ricerca svedese è che il freddo uccide più del caldo!
In una cittadina del grande nord uno studioso in medicina tira le conclusioni che gli effetti del gelo sulla popolazione sono più letali di quelli del caldo. I dati si basano sulla popolazione svedese per cui non si possono applicare direttamente le conclusioni di questa ricerca al di fuori della Scandinavia senza considerare due aspetti:
1. il caldo in Svezia è come il traffico cioé non c'è quasi mai (e se c'è si lamentano quasi tutti).
2. il freddo c'è eccome, ma gli ambienti sono tutti ben riscaldati e la gente gode mediamente di buona salute. La stessa cosa non si può purtroppo affermare per altre parti del mondo più ad est dove fa anche più freddo e la gente ha salute cagionevole e sistemi sanitari carenti.
Interessante comunque che un tipo di Umeå si decida a vederci chiaro su un argomento quasi tabu tra molti in Scandinavia.
La secolare propaganda "antiemigrazione" che mi sono sorbito io come il caffé mattutino in questi anni tra Norrland e Finlandia suona così: a -50gradi non ci sono problemi, "basta vestirsi" e simili argomenti.
Un annetto fa uno studioso di Stoccolma dimostrò che prendere il sole fa bene.
Questi studiosi saranno dei discendenti di Lapalisse, io un discendente di Pirro.
In una cittadina del grande nord uno studioso in medicina tira le conclusioni che gli effetti del gelo sulla popolazione sono più letali di quelli del caldo. I dati si basano sulla popolazione svedese per cui non si possono applicare direttamente le conclusioni di questa ricerca al di fuori della Scandinavia senza considerare due aspetti:
1. il caldo in Svezia è come il traffico cioé non c'è quasi mai (e se c'è si lamentano quasi tutti).
2. il freddo c'è eccome, ma gli ambienti sono tutti ben riscaldati e la gente gode mediamente di buona salute. La stessa cosa non si può purtroppo affermare per altre parti del mondo più ad est dove fa anche più freddo e la gente ha salute cagionevole e sistemi sanitari carenti.
Interessante comunque che un tipo di Umeå si decida a vederci chiaro su un argomento quasi tabu tra molti in Scandinavia.
La secolare propaganda "antiemigrazione" che mi sono sorbito io come il caffé mattutino in questi anni tra Norrland e Finlandia suona così: a -50gradi non ci sono problemi, "basta vestirsi" e simili argomenti.
Un annetto fa uno studioso di Stoccolma dimostrò che prendere il sole fa bene.
Questi studiosi saranno dei discendenti di Lapalisse, io un discendente di Pirro.
mercoledì 24 febbraio 2010
Il milanese ed il suo complesso di inferiorità
L'Italia è stata milanesizzata negli ultimi due decenni.
Dalla Milano da bere del Drive In ad oggi il berlusconismo ha contagiato anche i giovani pastorelli dell'Appennino.
Il calcio milanese è il simbolo del calcio italiano e la moda milanese e tutte le belle cose milanesi hanno contagiato la penisola e sporcato l'animo di molti connazionali così come tante città influenzano i comportamenti del resto dei rispettivi paesi.
Ma due cose non faranno mai di Milano una capitale: il suo fiume e la sua sporcizia.
Vero è che quasi tutte le grandi città sono sporche, ma Parigi ha la Senna e Londra il Tamigi, Roma il Tevere e via dicendo.
Le grandi cittá senza fiume hanno il mare.
La Milano ingegnosa nel Medio evo si fece i navigli e diventò capitale del suo ducato con accesso diretto all'Adriatico. Ma tra svizzeri, francesi e veneziani mica ci si poteva allargare facilmente.
Abbiamo poi ospitato personaggi del calibro di Sant'Ambrogio, Leonardo da Vinci, costruito un Duomo e una Scala, dato natali ad Alessandro Manzoni, resistito cinque giorni all'esercito Austro-Ungarico e cantato un po' di storia musicale contemporanea del paese.
Nel dopoguerra divenne sempre più invivibile (ma io ci vivrei) e così grande da inglobare un fiumiciattolo pestifero, il lambro, nei suoi confini.
Da allora è stato inquinato, a più riprese e nei modi più creativi dei creativi milanesi. Ci si trova di tutto nel Lambro e nei navigli.
Da ultimo il flusso nero che andrá anch'esso a sporcare il resto d'Italia come solo Milano sa fare.
Come si dice dalla nostre parti "Ma va' a ciapà i ratt al Lamber". Che tristezza. E pensare che lambro significa "Limpido"...
Dalla Milano da bere del Drive In ad oggi il berlusconismo ha contagiato anche i giovani pastorelli dell'Appennino.
Il calcio milanese è il simbolo del calcio italiano e la moda milanese e tutte le belle cose milanesi hanno contagiato la penisola e sporcato l'animo di molti connazionali così come tante città influenzano i comportamenti del resto dei rispettivi paesi.
Ma due cose non faranno mai di Milano una capitale: il suo fiume e la sua sporcizia.
Vero è che quasi tutte le grandi città sono sporche, ma Parigi ha la Senna e Londra il Tamigi, Roma il Tevere e via dicendo.
Le grandi cittá senza fiume hanno il mare.
La Milano ingegnosa nel Medio evo si fece i navigli e diventò capitale del suo ducato con accesso diretto all'Adriatico. Ma tra svizzeri, francesi e veneziani mica ci si poteva allargare facilmente.
Abbiamo poi ospitato personaggi del calibro di Sant'Ambrogio, Leonardo da Vinci, costruito un Duomo e una Scala, dato natali ad Alessandro Manzoni, resistito cinque giorni all'esercito Austro-Ungarico e cantato un po' di storia musicale contemporanea del paese.
Nel dopoguerra divenne sempre più invivibile (ma io ci vivrei) e così grande da inglobare un fiumiciattolo pestifero, il lambro, nei suoi confini.
Da allora è stato inquinato, a più riprese e nei modi più creativi dei creativi milanesi. Ci si trova di tutto nel Lambro e nei navigli.
Da ultimo il flusso nero che andrá anch'esso a sporcare il resto d'Italia come solo Milano sa fare.
Come si dice dalla nostre parti "Ma va' a ciapà i ratt al Lamber". Che tristezza. E pensare che lambro significa "Limpido"...
L’inverno da lupi, il traffico svedese
Ogni anno che passa succede qualcosa di emozionante per chi la sa raccogliere.
Quest’anno l’inverno è diverso. Anche mia mamma da Milano mi conferma che è più pesante del solito.
Da queste parti lo si ricorderà a lungo. Da prima di Natale ad oggi, senza sosta e ancora per molto la neve ricopre tutto. Come sulle nostre Alpi, come in Russia, come nel Norrland.
Da quando ci siamo trasferiti sulla costa ovest della Svezia, ogni anno è nevicato un paio di volte, un po’ come da noi nella zona padana e subalpina dove la neve scompare dopo qualche giorno. In Italia perchè il sole scalda anche in inverno, qui per l’effetto della vicinanza del mare.
La natura non tradisce ancora, nonostante gli interventi criminali dell’uomo di su di essa: tigli, querce, faggi ed altri emozionanti latifoglie fanno parte del panorama boschivo della costa ovest della Svezia così come sulle prealpi e sull’appennino e testimoniano l’appartenenza ad un clima temperato. Sono dei boschi stupendi pieni di vita di luce e di poesia. Fino all’1600 erano dominanti finché il buon legname del rovere che ben si adatta alle costruzioni marine non servì a fabbricare la flotta navale svedese e le maestose foreste furono presto sopraffatte dalle più resistenti ed invasive conifere che caratterizzano il paesaggio del resto della Scandinavia.
L’incuria umana in tempi passati caratterizzava anche gli scandinavi oggi innalzati al ruolo di messia dell’ambiente secondo me spesso ingiustamente.
Ma l’inverno da lupi era inaspettato da queste parti. Lupi affamati sono stati avvistati nei pressi dei centri abitati. Inaspettatamente e per un paio di mesi mi sono ritrovato immerso nei paesaggi e nelle bufere di neve che avevo lasciato nel Grande Norrland proprio come durante i sette anni trascorsi li su, con la piacevole differenza che comunque qui le giornate sono più lunghe, la temperatura più fredda è stata registrata una volta sola a -19 e con la convinzione seppur indebolita dall’ennesima nevicata di oggi, che presto arriverà una fantastica primavera piena di fiori e colori. Inoltre sono piuttosto contento per il fatto che sia possibile usufruire della pistina sa sci dove mio figlio grande ha già dato prova di saper scendere a spazzaneve e non vedo l’ora che cresca e di portarlo sulle nostre belle Alpi.
Ma la neve ricopre tutto anche gli odori. Quello che non mi piace della neve è proprio questo, che si mangia gli odori i profumi ed i colori. Degli odori dell’inverno del Norrland non ho altro ricordo che quello dolciastro che fuoriesce dai comignoli delle cartiere e che rimane pesante come l’aria fredda su tutta la grande pianura del Nord, quello pungente e altamente tossico delle auto appena accese che si respira mentre si toglie la neve e il ghiaccio dai parabrezza e quello seducente dello scarico delle motoslitte.
Alcuni locali, altrimenti scherniti dal resto della popolazione svedese per non essere abbastanza abituati al clima nordico, sono gioiosi di tanta neve, perché si sentono alla pari con i resto dei connazionali secondo me inconsapevolmente invidiosi. Gli svedesi mi sembrano spesso dei paesanotti concentrati a guardare e invidiare il prato del vicino e a stuzzicarsi ed irritarsi a vicenda.
Con la neve al sud vengono fuori le recriminazioni di quelli del nord condannati agli inverni bui e lunghi e spesso invidiosi di chi ha avuto la possibilità, il coraggio o sempplicemente la voglia di emigrare a lidi più miti. Costoro si attaccano ai ritardi del traffico per accusare la gente di Stoccolma di non saper guidare sulla neve. Questi ultimi, i cittadini educati, punti nell’orgoglio per non essere abbastanza duri e puri della neve rispondono chiedendosi se lì su al nord il traffico non venga mai rallentato o bloccato dalla neve sempicemente perché il traffico non esista. In effetti macchine fuori strada nel Grande Nord se ne vedono eccome ma due macchine che collidono e bloccano il traffico no, semplicemente perché esistono altre distanze tra le genti e le auto.
Ugualmente al sud il traffico altrimenti scorrevole si blocca in un niente per colpa di chi si mette alla guida senza essersi accorto che stia nevicando. In effetti la gente di qui non ha lo stesso rapporto amoroso con la neve e si vede in quanto nei parchi giochi la neve è intonsa (finché non arrivano i miei).
Personalmente le peggiori condizioni di guida le ho trovate nell’entroterra dello Småland in tardo autunno. In due occasioni distinte niente neve, umidità media e aria fredda l’asfalto si trasforma in una specie di pista saponosa. Qualche ragione devo averla nelle mie affermazioni se gli inventori e la ditta strorica produttrice di pneumatci chiodati sia proprio la Gislaved da Gislaved (Småland).
La gran parte della gente mi sembra già stanca e non vede l’ora della primavera.
Mentre scrivo nevica ancora e il lavorio degli spalaneve mi riporta alle mattine nel Norrland quando il rumore nervoso del trattore che spalava le strade intorno alla nostra villa mi svegliava insieme all’odore di diesel che penetrava dalle finestre e segnalava che anche quella mattina avrei dovuto lavorare una mezzora extra per poter adoperare l’utilitaria per andare al lavoro.
Tra non molto i giornali esporranno i conti dei danni del gelo e dei costi che hanno causato alla società l’eccessivo bisogno di calore e di macchine spalaneve.
Quest’anno l’inverno è diverso. Anche mia mamma da Milano mi conferma che è più pesante del solito.
Da queste parti lo si ricorderà a lungo. Da prima di Natale ad oggi, senza sosta e ancora per molto la neve ricopre tutto. Come sulle nostre Alpi, come in Russia, come nel Norrland.
Da quando ci siamo trasferiti sulla costa ovest della Svezia, ogni anno è nevicato un paio di volte, un po’ come da noi nella zona padana e subalpina dove la neve scompare dopo qualche giorno. In Italia perchè il sole scalda anche in inverno, qui per l’effetto della vicinanza del mare.
La natura non tradisce ancora, nonostante gli interventi criminali dell’uomo di su di essa: tigli, querce, faggi ed altri emozionanti latifoglie fanno parte del panorama boschivo della costa ovest della Svezia così come sulle prealpi e sull’appennino e testimoniano l’appartenenza ad un clima temperato. Sono dei boschi stupendi pieni di vita di luce e di poesia. Fino all’1600 erano dominanti finché il buon legname del rovere che ben si adatta alle costruzioni marine non servì a fabbricare la flotta navale svedese e le maestose foreste furono presto sopraffatte dalle più resistenti ed invasive conifere che caratterizzano il paesaggio del resto della Scandinavia.
L’incuria umana in tempi passati caratterizzava anche gli scandinavi oggi innalzati al ruolo di messia dell’ambiente secondo me spesso ingiustamente.
Ma l’inverno da lupi era inaspettato da queste parti. Lupi affamati sono stati avvistati nei pressi dei centri abitati. Inaspettatamente e per un paio di mesi mi sono ritrovato immerso nei paesaggi e nelle bufere di neve che avevo lasciato nel Grande Norrland proprio come durante i sette anni trascorsi li su, con la piacevole differenza che comunque qui le giornate sono più lunghe, la temperatura più fredda è stata registrata una volta sola a -19 e con la convinzione seppur indebolita dall’ennesima nevicata di oggi, che presto arriverà una fantastica primavera piena di fiori e colori. Inoltre sono piuttosto contento per il fatto che sia possibile usufruire della pistina sa sci dove mio figlio grande ha già dato prova di saper scendere a spazzaneve e non vedo l’ora che cresca e di portarlo sulle nostre belle Alpi.
Ma la neve ricopre tutto anche gli odori. Quello che non mi piace della neve è proprio questo, che si mangia gli odori i profumi ed i colori. Degli odori dell’inverno del Norrland non ho altro ricordo che quello dolciastro che fuoriesce dai comignoli delle cartiere e che rimane pesante come l’aria fredda su tutta la grande pianura del Nord, quello pungente e altamente tossico delle auto appena accese che si respira mentre si toglie la neve e il ghiaccio dai parabrezza e quello seducente dello scarico delle motoslitte.
Alcuni locali, altrimenti scherniti dal resto della popolazione svedese per non essere abbastanza abituati al clima nordico, sono gioiosi di tanta neve, perché si sentono alla pari con i resto dei connazionali secondo me inconsapevolmente invidiosi. Gli svedesi mi sembrano spesso dei paesanotti concentrati a guardare e invidiare il prato del vicino e a stuzzicarsi ed irritarsi a vicenda.
Con la neve al sud vengono fuori le recriminazioni di quelli del nord condannati agli inverni bui e lunghi e spesso invidiosi di chi ha avuto la possibilità, il coraggio o sempplicemente la voglia di emigrare a lidi più miti. Costoro si attaccano ai ritardi del traffico per accusare la gente di Stoccolma di non saper guidare sulla neve. Questi ultimi, i cittadini educati, punti nell’orgoglio per non essere abbastanza duri e puri della neve rispondono chiedendosi se lì su al nord il traffico non venga mai rallentato o bloccato dalla neve sempicemente perché il traffico non esista. In effetti macchine fuori strada nel Grande Nord se ne vedono eccome ma due macchine che collidono e bloccano il traffico no, semplicemente perché esistono altre distanze tra le genti e le auto.
Ugualmente al sud il traffico altrimenti scorrevole si blocca in un niente per colpa di chi si mette alla guida senza essersi accorto che stia nevicando. In effetti la gente di qui non ha lo stesso rapporto amoroso con la neve e si vede in quanto nei parchi giochi la neve è intonsa (finché non arrivano i miei).
Personalmente le peggiori condizioni di guida le ho trovate nell’entroterra dello Småland in tardo autunno. In due occasioni distinte niente neve, umidità media e aria fredda l’asfalto si trasforma in una specie di pista saponosa. Qualche ragione devo averla nelle mie affermazioni se gli inventori e la ditta strorica produttrice di pneumatci chiodati sia proprio la Gislaved da Gislaved (Småland).
La gran parte della gente mi sembra già stanca e non vede l’ora della primavera.
Mentre scrivo nevica ancora e il lavorio degli spalaneve mi riporta alle mattine nel Norrland quando il rumore nervoso del trattore che spalava le strade intorno alla nostra villa mi svegliava insieme all’odore di diesel che penetrava dalle finestre e segnalava che anche quella mattina avrei dovuto lavorare una mezzora extra per poter adoperare l’utilitaria per andare al lavoro.
Tra non molto i giornali esporranno i conti dei danni del gelo e dei costi che hanno causato alla società l’eccessivo bisogno di calore e di macchine spalaneve.
lunedì 15 febbraio 2010
il Vinterbad ed il sergente nella neve
Ormai ho deciso di accoppiare le mie letture alle esperienze che vivo.
Di settimane ne sono passate da quando per il periodo natalizio ci siamo, la mia famiglia ed io, recati in Ostrobottnia (Finlandia nordoccidentale) da suoceri e altri parenti.
In quell'occasione mi sono calato per la prima volta nelle acque di un fiume attraverso un'apertura del ghiaccio tenuta artificialmente dai gestori dello "Strandcamping".
Chi maneggia la svedese sa già cosa significa "strandcamping", chiunque può facilmente intuire l'associazione mentale per un italiano quando sente parlare di bagno e "campeggio sulla riva".
Esperienza emozionante e decisamente postiva sotto tanti punti di vista, non per ultimo la botta di endorfina necessaria per non ammalarsi di depressione o sue varianti locali, durante i lunghi freddi e bui inverni del grande nord.
Ogni volta ci si bagna circa cinque o sei volte alternando la visita alla adiacente sauna. Mi è piaciuto così tanto che durante il soggiorno di poco più di due settimane mi ci sono recato ben quattro volte.
Cosa c'entra Mario Rigoni Stern? C'entra perché, l'ho scoperto da poco come il "vinterbad" e mi piace tantissimo.
C'entra anche perché leggendo i suoi sempici e fantastici racconti dell'altipiano dei sette comuni e simili scopro quante similitudini ci siano tra la gente delle nostre Alpi e la gente della Scandinavia, sulla vita nei climi rigidi, sull'uso del bosco, sulle societá semiisolate.
Contemporaneamente vedo anche che grandi differenze ci siano tra i due mondi e lo dimostra il fatto che, forse solo per mancanza mia, ancora non ho conosciuto uno scandinavo del nord che lontanamente possa avvicinarsi ma nemmeno capire il senso poetico e la sensibilitá del sergente alpino.
In ogni caso non ho ancora letto un suo racconto su eventuali "vinterbad" sulle Alpi. Non so nemmeno se ne abbia mai scritto a proposito, nel caso contrario è troppo tardi.
Di settimane ne sono passate da quando per il periodo natalizio ci siamo, la mia famiglia ed io, recati in Ostrobottnia (Finlandia nordoccidentale) da suoceri e altri parenti.
In quell'occasione mi sono calato per la prima volta nelle acque di un fiume attraverso un'apertura del ghiaccio tenuta artificialmente dai gestori dello "Strandcamping".
Chi maneggia la svedese sa già cosa significa "strandcamping", chiunque può facilmente intuire l'associazione mentale per un italiano quando sente parlare di bagno e "campeggio sulla riva".
Esperienza emozionante e decisamente postiva sotto tanti punti di vista, non per ultimo la botta di endorfina necessaria per non ammalarsi di depressione o sue varianti locali, durante i lunghi freddi e bui inverni del grande nord.
Ogni volta ci si bagna circa cinque o sei volte alternando la visita alla adiacente sauna. Mi è piaciuto così tanto che durante il soggiorno di poco più di due settimane mi ci sono recato ben quattro volte.
Cosa c'entra Mario Rigoni Stern? C'entra perché, l'ho scoperto da poco come il "vinterbad" e mi piace tantissimo.
C'entra anche perché leggendo i suoi sempici e fantastici racconti dell'altipiano dei sette comuni e simili scopro quante similitudini ci siano tra la gente delle nostre Alpi e la gente della Scandinavia, sulla vita nei climi rigidi, sull'uso del bosco, sulle societá semiisolate.
Contemporaneamente vedo anche che grandi differenze ci siano tra i due mondi e lo dimostra il fatto che, forse solo per mancanza mia, ancora non ho conosciuto uno scandinavo del nord che lontanamente possa avvicinarsi ma nemmeno capire il senso poetico e la sensibilitá del sergente alpino.
In ogni caso non ho ancora letto un suo racconto su eventuali "vinterbad" sulle Alpi. Non so nemmeno se ne abbia mai scritto a proposito, nel caso contrario è troppo tardi.
mercoledì 2 dicembre 2009
La prima riunione a scuola
La scuola svedese è, come gli ospedali (infermiere), un luogo dominato dalle donne. Infatti arrivato con pochi minuti di ritardo alla riunione della scuola di mio figlio sono stato accolto da una decina di signore quarantenni e un papà.
È stata un'emozione ritornare a scuola, come papà, e stare seduto dall'altra parte della cortina. Ritornano in mente le proprie esperienze di bimbo, a scuola con la cartella a tracolla con apertura laterale, l'astuccio col righello, le matite colorate la gomma per cancellare (il rosso per la matita e l'antipatico, inutile e salato blu) e soprattutto il grembiule nero col colletto bianco.
Un po' di malinconia mi è venuta osservando gli occhi glaciali delle accondiscendenti insegnati che discutevano dei biscottini speziati di Natale e dell'obbligatorietá delle lezioni di nuoto mentre ripensavo agli occhi semispiritati marrone intenso della mia maestra, sempre in orario, ma in ritardo di circa quarant'anni sulla fine del fascismo. Le voglio ancora un gran bene perché è grazie a lei che tutt'oggi guardo con sguardo cagnesco gli autisti che si fermano al rosso oltre la linea d'arresto.
Qui a scuola i bimbi mettono in cartella (anzi zaino) la banana, il costume da bagno, il panino per il bosco e tante altre cose divertenti. Non discuto che sia importante divertirsi, né che il gioco non sia in sé una forma di sviluppo ed apprendimento, ma spesso ho il timore che qui giochino un po' troppo, soprattutto dopo una certa età.
Spero di sbagliarmi e mi sembra, infatti che il mio cipollino si diverta ad imparare (così come gli altri due che a scuola non vanno ancora). Un grande merito ce lo hanno loro da soli perché sono davvero vogliosi di imparare. Un po' di merito me lo prendo da solo per avere insegnato loro ad usare la curiositá.
In ogni caso molti bambini mi sembrano pigri e svogliati, forse è comune anche in Italia, saranno i tempi moderni.
I loro coetanei italiani ed europei sono già un passo più avanti nella lettura e scrittura visto che cominciano un anno prima.
Insomma ho dei seri dubbi, ma come tutti i dubbi che hai in Svezia sulla Svezia, è meglio se te li tieni per te perché qui il sistema è il migliore del mondo per definizione e non sarà certo la critica di un maschio straniero sudeuropeo a scalfirne l'efficacia.
I nostri bimbi sanno leggere e scrivere perché glielo abbiamo insegnato in famiglia già dai quattro anni.
Spero di sbagliarmi, ma a me gli svedesi non sembrano particolarmente "coltivati".
Secondo me, anche chi ha un'educazione elvata, ha gravi carenze in materie come storia, storia dell'arte, geografia, lingua nazionale. Pur essendo grammaticalmente e logicamente facilissima, si esprimono male nella propria lingua.
Tuttavia mi sembrano decisamente meglio degli italiani in musica, educazione tecnica, manualità, ma sopravvivono credenze popolari tipo "le foglie in autunno ingialliscono perché ci sono zero gradi" oppure "in Irlanda è sempre estate".
Faccio fatica a crederci anche se l'ho sentito con le mie orecchie: un collega, un tipo vecchio stile, ha criticato i genitori che insegnano l'alfabeto e i numeri ai bambini prima dell'etá scolare, 6/7 anni! Secondo lui (e tanti altri appartenenti alla cultura socialdemocratica svedese) è un modo per farsi più bravi degli altri, per insegnare ai bambini la disuguaglianza, per cui da condannare ed evitare.
Infatti il sistema scolastico svedese vive su un concetto molto diffuso nella societá locale che mi fa un po' rabbrividire: Non devi essere meglio dell'altro (cfr. Legge di Jante).
I miei dubbi furono confermati da una insegnante conoscente (finlandese) altrettanto negativa sul modello svedese (da una finlandese c'è anche da aspettarselo).
Se lei vede un bambino particolamente dotato in una materia che vorrebbe cimentarsi in compiti più difficili, lo deve frenare per non demoralizzare i compagni che non ne capiscono altrettanto.
Io non sono d'accordo con questo concetto perché frena tutti. Per un latino è pura follia.
Cercherò di invogliare sempre i miei figli a studiare, imparare e non farsi fregare dagli invidiosi che in questa nazione pullulano.
In ogni caso benvenuto papà a scuola di tuo figlio, sarà scuola anche per te!
È stata un'emozione ritornare a scuola, come papà, e stare seduto dall'altra parte della cortina. Ritornano in mente le proprie esperienze di bimbo, a scuola con la cartella a tracolla con apertura laterale, l'astuccio col righello, le matite colorate la gomma per cancellare (il rosso per la matita e l'antipatico, inutile e salato blu) e soprattutto il grembiule nero col colletto bianco.
Un po' di malinconia mi è venuta osservando gli occhi glaciali delle accondiscendenti insegnati che discutevano dei biscottini speziati di Natale e dell'obbligatorietá delle lezioni di nuoto mentre ripensavo agli occhi semispiritati marrone intenso della mia maestra, sempre in orario, ma in ritardo di circa quarant'anni sulla fine del fascismo. Le voglio ancora un gran bene perché è grazie a lei che tutt'oggi guardo con sguardo cagnesco gli autisti che si fermano al rosso oltre la linea d'arresto.
Qui a scuola i bimbi mettono in cartella (anzi zaino) la banana, il costume da bagno, il panino per il bosco e tante altre cose divertenti. Non discuto che sia importante divertirsi, né che il gioco non sia in sé una forma di sviluppo ed apprendimento, ma spesso ho il timore che qui giochino un po' troppo, soprattutto dopo una certa età.
Spero di sbagliarmi e mi sembra, infatti che il mio cipollino si diverta ad imparare (così come gli altri due che a scuola non vanno ancora). Un grande merito ce lo hanno loro da soli perché sono davvero vogliosi di imparare. Un po' di merito me lo prendo da solo per avere insegnato loro ad usare la curiositá.
In ogni caso molti bambini mi sembrano pigri e svogliati, forse è comune anche in Italia, saranno i tempi moderni.
I loro coetanei italiani ed europei sono già un passo più avanti nella lettura e scrittura visto che cominciano un anno prima.
Insomma ho dei seri dubbi, ma come tutti i dubbi che hai in Svezia sulla Svezia, è meglio se te li tieni per te perché qui il sistema è il migliore del mondo per definizione e non sarà certo la critica di un maschio straniero sudeuropeo a scalfirne l'efficacia.
I nostri bimbi sanno leggere e scrivere perché glielo abbiamo insegnato in famiglia già dai quattro anni.
Spero di sbagliarmi, ma a me gli svedesi non sembrano particolarmente "coltivati".
Secondo me, anche chi ha un'educazione elvata, ha gravi carenze in materie come storia, storia dell'arte, geografia, lingua nazionale. Pur essendo grammaticalmente e logicamente facilissima, si esprimono male nella propria lingua.
Tuttavia mi sembrano decisamente meglio degli italiani in musica, educazione tecnica, manualità, ma sopravvivono credenze popolari tipo "le foglie in autunno ingialliscono perché ci sono zero gradi" oppure "in Irlanda è sempre estate".
Faccio fatica a crederci anche se l'ho sentito con le mie orecchie: un collega, un tipo vecchio stile, ha criticato i genitori che insegnano l'alfabeto e i numeri ai bambini prima dell'etá scolare, 6/7 anni! Secondo lui (e tanti altri appartenenti alla cultura socialdemocratica svedese) è un modo per farsi più bravi degli altri, per insegnare ai bambini la disuguaglianza, per cui da condannare ed evitare.
Infatti il sistema scolastico svedese vive su un concetto molto diffuso nella societá locale che mi fa un po' rabbrividire: Non devi essere meglio dell'altro (cfr. Legge di Jante).
I miei dubbi furono confermati da una insegnante conoscente (finlandese) altrettanto negativa sul modello svedese (da una finlandese c'è anche da aspettarselo).
Se lei vede un bambino particolamente dotato in una materia che vorrebbe cimentarsi in compiti più difficili, lo deve frenare per non demoralizzare i compagni che non ne capiscono altrettanto.
Io non sono d'accordo con questo concetto perché frena tutti. Per un latino è pura follia.
Cercherò di invogliare sempre i miei figli a studiare, imparare e non farsi fregare dagli invidiosi che in questa nazione pullulano.
In ogni caso benvenuto papà a scuola di tuo figlio, sarà scuola anche per te!
mercoledì 18 novembre 2009
Äkta vara e il miraggio svedese
Sto leggendo un libro (Il miraggio svedese, Angelo Tajani, 2kronors förlag) che consiglio a chi come me è di recente emigrato in Svezia o la frequenta, per amore, per lavoro o per piacere.
Racconta della situazione degli italiani che per primi vennero in questo paese a lavorare, già nel 1947 e del ruolo da rompighiaccio che hanno avuto a loro insaputa per il governo svedese che aveva compreso la necessitá di importare (che brutto termine) manodopera. Più tardi infatti, a esperimento riuscito, arrivarono jugoslavi, polacchi e via dicendo.
Questi connazionali (immagino che ci siano pochi ticinesi a leggermi e ancor meno grigionesi e sanmarinesi) erano scelti perché in esubero dalla Fiat (che dopo la guerra era da rifondare) e soprattutto perché già pronti, bravi e operativi per le industrie gemelle nel paese scandinavo che si era divincolato dalla II guerra mondiale e dove tutti gli impianti erano lucidi e funzionanti, ma mancavano di gente che li facesse produrre.
Nel più tipico esempio di scaltrezza svedese cosa c'é di meglio di attirare con grandi promesse gente che è già pronta "att leverera"?
"Svezia il paese senza poveri" titolava il giornale "Il popolo" in una articolo dai contenuti scandalosamente propagandistici.
Nel più tipico esempio della ipocrisia svedese, con la scusa del clima rigido, gli scandinavi imposero il vincolo di importare solo gente dal nord Italia.
E infatti vennero liguri, piemontesi, lombardo-veneti e istriani scappati quest'ultimi sia dai titini che volevano gratis le loro belle case, campagne e coste, sia dalla traditrice madrepatria che li ha dimenticati per sempre.
Ma teroni niente. Già lo sapevano i lungimiranti svedesi che costoro avrebbero dato problemi. Non me ne vogliano i lettori meridionali, il sangue della Magna Græcia scorre nelle mie vene.
E così vennero in molti e in molti se ne pentirono. La gran parte si lamentava per essere stata attirata con promesse non mantenute, alcuni furono sottoposti a spidocchiamenti che ricordano tragici momenti della storia tedesca e giudaica e quasi tutti vivevano in baracche.
Mi affascina come i gruppetti di connazionali trovarono tutti i modi per divertirsi. Importarono il gioco delle bocce, affittarono una terreno per andare a caccia (a volte di frodo, nel tipico malcostume italico), raccoglievano funghi, compilavano e spedivano in madrepatria le schedine del totocalcio e si portarono gli sci dall'Italia per poter scendere qualche centinaio di metri da un boschetto della Scania denominato Frostabacken.
In puro stile vitellone, facevano interessare le ragazze svedesi che si annoiavano dei maschi locali sempre ubriachi.
Questi ultimi frustrati e superbrilli andavano inseguito a provocare (in puro stile svedese) le testenere. Reazione italica? Scazzottate... e conseguenze giuridiche.
Nel 2009, esce un libro che si chiama "Äkta vara" (prodotto genuino) sulle contraffazioni alimentari in Svezia.
Cosa c'entra? Tra le cose che non andavano giù agli italiani immigrati c'era il cibo svedese dolciastro. Avevano il diritto di importare pasta, olio d'oliva e pomodori. Un noto attore italiano nel mercato alimentare svedese racconta che quando mise piede su queste terra negli anni '60 l'olio d'oliva si vendeva solo in farmacia (come medicinale).
Nei grandi magazzini svedesi il cibo esotico è stipato per paesi, Messico con le sue tortillas, Thailandia, Balcani, cinese.
Pasta, olio, bruschette, parmigiano, mozzarelle, olive, sugo al pomodoro, rukkkkkola, parmaskinka e compagnia bella si trovano ben assortiti tra il cibo svensson.
Cosa c'entra con "Äkta vara"?
C'entra che se si guardano i risultati di queste ricerche, si scopre che tanti prodotti sul mercato svedese che si possano fregiare di questo marchio sono proprio gli italiani. La mozzarella, è fatta col latte senza additivi, così come il parmigiano. Persino il mascarpone è quello che deve essere. Il prosciutto di Parma è fatto con carne di maiale e sale, la pasta è solo farina di granoduro etc. etc.
Chiaramente esistono anche molti prodotti italiani (per vero o per finta) che sono pieni di conservanti o che raggirano il consumatore.
Ma torniamo al prodotto svedese, perché in questo caso di "Äkta vara" non c'è quasi niente, in barba al disarmante e patetico orgoglio nazionale!
Non me ne voglia la simpatica Fata Morgana che già ha discorso sulla dolcificazione dei prodotti alimentari svedesi, ma devo ribadire è cosa fastidiosa dover comprare zucchero al prezzo di un altro alimento nel quale nemmeno ce lo voglio avere.
Per non parlare dei rimacinati. Per chi non se ne fosse ancora accorto tutti i salumi svedesi, dalle simaptiche nomenclature maialine sono dei rimacinati addizionati di affumicatura chimica e simili ingredienti e, tanto per cambiare, lo zucchero.
I würstel svedesi (e finlandesi), korv, a mio avviso sono una truffa alimentare per non parlare si quei tubi riempiti di sostanze cremose, salate e miscugli chimici che vengono spacciate per formaggio fuso spalmabile e caviale!.
In un giro in un supermercato italiano può far rabbrividire il corridoio delle merendine e dei biscotti, ma almeno non si vendono sotto il nominativo pane.
Certo che mi ricordo del famoso scandalo del vino al metanolo e di un riciclatore di prodotti caseari fermentati e scaduti da anni. Ma parliamo di criminali. Ogni tanto possiamo essere orgogliosi del lavoro dei nostri nuclei antisofisticazione dei Carabinieri.
Il concetto del mio pensiero si può riassumere nel seguente esempio.
Nel paese dell'olio d'oliva la margarina non ha mai sfondato (se non a livello industriale) ed è considerato un prodotto cancerogeno, mentre qui si vendono e consumano composti grassi spalmabili dai nomi e confezioni così fantasiosi e colorati come gli ingredienti contenuti.
In Italia certi prodotti li venderebbe il benzinaio, qui te li trovi anche nel cibo dei bambini e in ogni invito a cena e, dulcis in fundo, l'ente svedese per l'alimentazione (il vangelo alimentare secondo Svensson) ne incentiva da decenni l'utilizzo!
Buon Appetito!
Racconta della situazione degli italiani che per primi vennero in questo paese a lavorare, già nel 1947 e del ruolo da rompighiaccio che hanno avuto a loro insaputa per il governo svedese che aveva compreso la necessitá di importare (che brutto termine) manodopera. Più tardi infatti, a esperimento riuscito, arrivarono jugoslavi, polacchi e via dicendo.
Questi connazionali (immagino che ci siano pochi ticinesi a leggermi e ancor meno grigionesi e sanmarinesi) erano scelti perché in esubero dalla Fiat (che dopo la guerra era da rifondare) e soprattutto perché già pronti, bravi e operativi per le industrie gemelle nel paese scandinavo che si era divincolato dalla II guerra mondiale e dove tutti gli impianti erano lucidi e funzionanti, ma mancavano di gente che li facesse produrre.
Nel più tipico esempio di scaltrezza svedese cosa c'é di meglio di attirare con grandi promesse gente che è già pronta "att leverera"?
"Svezia il paese senza poveri" titolava il giornale "Il popolo" in una articolo dai contenuti scandalosamente propagandistici.
Nel più tipico esempio della ipocrisia svedese, con la scusa del clima rigido, gli scandinavi imposero il vincolo di importare solo gente dal nord Italia.
E infatti vennero liguri, piemontesi, lombardo-veneti e istriani scappati quest'ultimi sia dai titini che volevano gratis le loro belle case, campagne e coste, sia dalla traditrice madrepatria che li ha dimenticati per sempre.
Ma teroni niente. Già lo sapevano i lungimiranti svedesi che costoro avrebbero dato problemi. Non me ne vogliano i lettori meridionali, il sangue della Magna Græcia scorre nelle mie vene.
E così vennero in molti e in molti se ne pentirono. La gran parte si lamentava per essere stata attirata con promesse non mantenute, alcuni furono sottoposti a spidocchiamenti che ricordano tragici momenti della storia tedesca e giudaica e quasi tutti vivevano in baracche.
Mi affascina come i gruppetti di connazionali trovarono tutti i modi per divertirsi. Importarono il gioco delle bocce, affittarono una terreno per andare a caccia (a volte di frodo, nel tipico malcostume italico), raccoglievano funghi, compilavano e spedivano in madrepatria le schedine del totocalcio e si portarono gli sci dall'Italia per poter scendere qualche centinaio di metri da un boschetto della Scania denominato Frostabacken.
In puro stile vitellone, facevano interessare le ragazze svedesi che si annoiavano dei maschi locali sempre ubriachi.
Questi ultimi frustrati e superbrilli andavano inseguito a provocare (in puro stile svedese) le testenere. Reazione italica? Scazzottate... e conseguenze giuridiche.
Nel 2009, esce un libro che si chiama "Äkta vara" (prodotto genuino) sulle contraffazioni alimentari in Svezia.
Cosa c'entra? Tra le cose che non andavano giù agli italiani immigrati c'era il cibo svedese dolciastro. Avevano il diritto di importare pasta, olio d'oliva e pomodori. Un noto attore italiano nel mercato alimentare svedese racconta che quando mise piede su queste terra negli anni '60 l'olio d'oliva si vendeva solo in farmacia (come medicinale).
Nei grandi magazzini svedesi il cibo esotico è stipato per paesi, Messico con le sue tortillas, Thailandia, Balcani, cinese.
Pasta, olio, bruschette, parmigiano, mozzarelle, olive, sugo al pomodoro, rukkkkkola, parmaskinka e compagnia bella si trovano ben assortiti tra il cibo svensson.
Cosa c'entra con "Äkta vara"?
C'entra che se si guardano i risultati di queste ricerche, si scopre che tanti prodotti sul mercato svedese che si possano fregiare di questo marchio sono proprio gli italiani. La mozzarella, è fatta col latte senza additivi, così come il parmigiano. Persino il mascarpone è quello che deve essere. Il prosciutto di Parma è fatto con carne di maiale e sale, la pasta è solo farina di granoduro etc. etc.
Chiaramente esistono anche molti prodotti italiani (per vero o per finta) che sono pieni di conservanti o che raggirano il consumatore.
Ma torniamo al prodotto svedese, perché in questo caso di "Äkta vara" non c'è quasi niente, in barba al disarmante e patetico orgoglio nazionale!
Non me ne voglia la simpatica Fata Morgana che già ha discorso sulla dolcificazione dei prodotti alimentari svedesi, ma devo ribadire è cosa fastidiosa dover comprare zucchero al prezzo di un altro alimento nel quale nemmeno ce lo voglio avere.
Per non parlare dei rimacinati. Per chi non se ne fosse ancora accorto tutti i salumi svedesi, dalle simaptiche nomenclature maialine sono dei rimacinati addizionati di affumicatura chimica e simili ingredienti e, tanto per cambiare, lo zucchero.
I würstel svedesi (e finlandesi), korv, a mio avviso sono una truffa alimentare per non parlare si quei tubi riempiti di sostanze cremose, salate e miscugli chimici che vengono spacciate per formaggio fuso spalmabile e caviale!.
In un giro in un supermercato italiano può far rabbrividire il corridoio delle merendine e dei biscotti, ma almeno non si vendono sotto il nominativo pane.
Certo che mi ricordo del famoso scandalo del vino al metanolo e di un riciclatore di prodotti caseari fermentati e scaduti da anni. Ma parliamo di criminali. Ogni tanto possiamo essere orgogliosi del lavoro dei nostri nuclei antisofisticazione dei Carabinieri.
Il concetto del mio pensiero si può riassumere nel seguente esempio.
Nel paese dell'olio d'oliva la margarina non ha mai sfondato (se non a livello industriale) ed è considerato un prodotto cancerogeno, mentre qui si vendono e consumano composti grassi spalmabili dai nomi e confezioni così fantasiosi e colorati come gli ingredienti contenuti.
In Italia certi prodotti li venderebbe il benzinaio, qui te li trovi anche nel cibo dei bambini e in ogni invito a cena e, dulcis in fundo, l'ente svedese per l'alimentazione (il vangelo alimentare secondo Svensson) ne incentiva da decenni l'utilizzo!
Buon Appetito!
Etichette:
cibo,
cucina,
cultura italiana,
cultura svedese,
letture
Iscriviti a:
Post (Atom)
